Spigoli battuti senza prisma.

Qualche giorno fà  parlando con un amico si è discusso di un errore nelle misurate di un tipo di frazionamento su di un PF battuto con il laser, senza prisma.

La possibilità di effettuare misure senza l’uso di un prisma è molto comoda e permette in alcuni casi di velocizzare le operazioni di rilievo.

Occorre però prestare attenzione a come si effettua la misura.

Può capitare che non si faccia caso ad oggetti molto piccoli (cavi elettrici, rami, erba e simili) posizionati tra spigolo e strumento, anche perchè mettondo a fuoco sul punto da misurare possono non essere visibili. 

Questi oggetti possono di fatto falsare la misura.

Per ovviare al problema si può ripetere la battuta ad altezze diverse:

si batte per primo il punto da rilevare e poi si sposta il cannocchiale in verticale effettuando uno o più misure di controllo.

Potremmo avere in questo modo un controllo sulla distanza orizzontale misurata.

Rimane il problema di avere la battuta sul piano di paragone, per la misura della quota del punto, se questo non è visibile.

In questo caso diventa necessario andare sul punto per fare la battuta con il prisma o per misurare il dislivello tra in punto su cui si é fatta la misura ed il piano a cui é riferita la quota.

Cose che capitano.

L’altro giorno sono tornato in campagna a finire un tipo.

Mi mancava da battere un PF. 

Avevo lasciato un paio di piccheti sul posto per potermi riagganciare al rilievo e sembrava un lavoro da un paio d’ore.

Monto la base, monto il rover e rilevo i due picchetti.

Faccio la calibrazione come sempre e …. sorpresa!!!

I due punti scartano di 20 cm.

Accidenti.

Il primo pensiero è quello di aver sbagliato qualche cosa.

Ribatto i punti.

Ricontrollo tutto. 

Non cambia nulla.

Mi guardo un po’ intorno.

Poi la vedo.

Poco lontano c’è una spaccatura nel terreno: le seguo con lo sguardo tutto intorno alla zona interessata dal mio rilievo.

Ottimo: mi sa che si è mosso tutto.

Le probabilità di dover rifare tutto il rilievo aumentano.

Mi viene in mente un’idea.

Batto il PF mancante e ribatto un altro PF, stazionabile, poco distante.

Con un po di fortuna dei tre punti battuti due potrbbero essere rimasti fermi.

Per sicurezza monto la stazione totale e ribatto alcuni spigoli già presi.

L’indomani torno in ufficio ed elaboro i dati del giorno precedente.

Poi confronto le distanze tra i punti di appoggio con quelle della volta precedente. 

Un dei picchetti si è spostato di 25 cm.

Mica male, visto che siamo a meno di 50 metri dalla casa del proprietario.

Ed ecco che il mio tipo mappale si trasforma in una specie di monitoraggio.

Oggi il tipo è finito e la frana è ancora li. E speriamo che ci resti.

Codici o eidotipo?

Usare i codici è semplice e veloce. 

E oggi tutti utilizziamo strumenti e software in grado di gestirli.

Una volta rientrare in ufficio ed aprire il dxf del rilievo direttamente con il cad sarebbe stato un sogno. Oggi è possibile. 

Anni fà battere i punti non era facile e ci voleva tempo. 

Immaginate di dover fare con teodolite e stadia l’ultimo rilievo che avete portato a casa. Un incubo. lo so.

Oggi battere un punto, registrarlo, trasferirlo al pc ed elaborarlo e solo questione di tasti. A seconda della combinazione di hardware e software che utilizziamo ce ne servirranno di più o di meno.

Un tempo si partiva portando a spasso una stadia al posto del nostro prisma preferito. Poi si facevano le letture ai cerchi e sulla stadia scrivendo a mano i dati sulle tabelle di rilievo. E poi c’erano i calcoli ed il disegno.

Il numero di punti battuti era il minimo indispensabile. per forza. Gran parte del lavoro erano misure dirette riportate sull’eidotipo; misure che potevano essere gestite più facilmente. 

Oggi si fa prima a battere un punto che a prendere una misura con la rotella.

Buona parte dei dati presenti nel tradizionale eidotipo oggi possono quindi essere gestiti un via elettronica.

Anche molte delle informazioni necessarie a determinare punti non accessibili possono andare direttamente nel file di rilievo.

Ma ci sono situazioni che non possono essere gestite esclusivamente con i codici. A volte uno schizzo che spiega come unire i punti battuti è indispensabile, magari limitandolo alle zone più complesse del rilievo.

Alla fine forse ci vogliono entrambi: una codifica ottimale del rilievo integrata dal maggior numero possibile di misure dirette acquisite ci dà un’alta sicurezza nei dati e un buona velocità di restituzione. Un eidotipo ben fatto ci permettere di risolvere tutte quelle ambiguità che non possono essere risolte solo con i codici.