Il senso della misura.

Venerdì scorso, 29 gennaio, si è svolta la prima edizione dell’incontro “Il senso della misura”.

  
La giornata è stata dedicata in modo particolare alla nostra strumentazione. Abbiamo visto come verificare e rettificare Stazioni Totali, aste e basette. Abbiamo testato i ricevitori GPS. E poi ci siamo dedicati all’analisi delle misure che vengono fuori dai nostri rilievi.
  

Una bella giornata di lavoro.

Un ringraziamento particolare va a Cosimo ed al suo staff del campeggio “Agribike” di Rialto che ci hanno ospitato per tutta la giornata.

E visto che non bisogna fermarsi mai ci siamo già messi al lavoro per preparare il prossimo incontro. Non vi dico ancora l’argomento ma …..

A presto.

Max

Il senso della misura.

Quando utilizziamo i nostri strumenti troppo spesso prendiamo delle misure e le usiamo senza neanche guardarle, senza degnarle di un po’ di  attenzione.

Tutti facciamo degli errori quando rileviamo. Non é possibile prendere LA MISURA esatta di un angolo o di una distanza.

Gli strumenti hanno la loro precisione. Le condizioni ambientali influiscono sulla misura. E noi facciamo la nostra parte, mettendo dentro la vista e la stanchezza.

Quante volte le distanze le misuriamo una sola volta, senza preoccuparci della precisione?

Quante volte colleghiamo solo i punti minimi indispensabili, senza preoccuparci di eventuali errori?

Quante volte ci fermiamo a studiare lo schema delle misure prima di cominciare a battere sul prisma?

E’ vero, gli strumenti moderni sono precisi ed affidabili.

E’ vero, l’elettronica ci da un grosso aiuto in campagna.

Ma é anche vero che le possibilità che ci offrono gli strumenti moderni a volte ci fanno perderei vista le regole della Topografia.

Ad esempio la possibilità di rilevare “liberamente” con il GPS, senza preoccuparsi di stazioni e intervisibilità tra i punti,  troppo spesso ci fa perdere di vista la geometria del rilievo.

Oggi nelle misure quello che conta e la velocità.

Nei nostri rilievi dobbiamo essere veloci e portare a casa il numero maggiore possibile di punti.

E spesso per farlo ci dimentichiamo della precisione, delle regole che ci garantiscono punti precisi ed accurati.

In molti casi però la precisione è necessaria.

Ed in questi casi dobbiamo ricordarci di quelle regole che ci permettono di isolare gli errori che inevitabilmente si intrufolano nelle nostre misure.

Errori che a volte sono facili da trovare, ma che altre volte si nascondono così bene da essere quasi introvabili. 

Ed in questi casi per trovarli bisogna attaccare il problema con la vecchia topografia. Ad esempio in un rilievo con la stazione totale dobbiamo effettuare letture coniugate per eliminare parte degli errori strumentali e portare a casa misure sovrabbondanti per applicare la teoria degli errori.

Spigoli battuti senza prisma.

Qualche giorno fà  parlando con un amico si è discusso di un errore nelle misurate di un tipo di frazionamento su di un PF battuto con il laser, senza prisma.

La possibilità di effettuare misure senza l’uso di un prisma è molto comoda e permette in alcuni casi di velocizzare le operazioni di rilievo.

Occorre però prestare attenzione a come si effettua la misura.

Può capitare che non si faccia caso ad oggetti molto piccoli (cavi elettrici, rami, erba e simili) posizionati tra spigolo e strumento, anche perchè mettondo a fuoco sul punto da misurare possono non essere visibili. 

Questi oggetti possono di fatto falsare la misura.

Per ovviare al problema si può ripetere la battuta ad altezze diverse:

si batte per primo il punto da rilevare e poi si sposta il cannocchiale in verticale effettuando uno o più misure di controllo.

Potremmo avere in questo modo un controllo sulla distanza orizzontale misurata.

Rimane il problema di avere la battuta sul piano di paragone, per la misura della quota del punto, se questo non è visibile.

In questo caso diventa necessario andare sul punto per fare la battuta con il prisma o per misurare il dislivello tra in punto su cui si é fatta la misura ed il piano a cui é riferita la quota.

Cose che capitano.

L’altro giorno sono tornato in campagna a finire un tipo.

Mi mancava da battere un PF. 

Avevo lasciato un paio di piccheti sul posto per potermi riagganciare al rilievo e sembrava un lavoro da un paio d’ore.

Monto la base, monto il rover e rilevo i due picchetti.

Faccio la calibrazione come sempre e …. sorpresa!!!

I due punti scartano di 20 cm.

Accidenti.

Il primo pensiero è quello di aver sbagliato qualche cosa.

Ribatto i punti.

Ricontrollo tutto. 

Non cambia nulla.

Mi guardo un po’ intorno.

Poi la vedo.

Poco lontano c’è una spaccatura nel terreno: le seguo con lo sguardo tutto intorno alla zona interessata dal mio rilievo.

Ottimo: mi sa che si è mosso tutto.

Le probabilità di dover rifare tutto il rilievo aumentano.

Mi viene in mente un’idea.

Batto il PF mancante e ribatto un altro PF, stazionabile, poco distante.

Con un po di fortuna dei tre punti battuti due potrbbero essere rimasti fermi.

Per sicurezza monto la stazione totale e ribatto alcuni spigoli già presi.

L’indomani torno in ufficio ed elaboro i dati del giorno precedente.

Poi confronto le distanze tra i punti di appoggio con quelle della volta precedente. 

Un dei picchetti si è spostato di 25 cm.

Mica male, visto che siamo a meno di 50 metri dalla casa del proprietario.

Ed ecco che il mio tipo mappale si trasforma in una specie di monitoraggio.

Oggi il tipo è finito e la frana è ancora li. E speriamo che ci resti.